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Sciuscieddu

Di origine francese, 'U sciuscieddu è un piatto della tradizione gastronomica messinese, un tempo preparato in occasione della festività pasquale.

Directions

In una ciotola porre la carne, salarla e peparla, per poi impastarla insieme al pangrattato, un po’ di parmigiano, due uova, il prezzemolo tritato e  qualche dita di brodo. Impastare con cura il tutto, sino a formare con l’impasto polpettine tonde delle dimensioni all’incirca di un’oliva, per poi lessarle un paio di minuti nel brodo bollente.
Intanto preparate un impasto utilizzando la ricotta, 3 tuorli, formaggio parmigiano nella quantità di 80 grammi, un trito di prezzemolo, sale e pepe.  Al termine preparare a neve ben ferma i tre tuorli, incorporandoli con dolcezza all’impasto preparati, utilizzando un movimento dal basso verso l’alto. 
Poi prendete una teglia ( da forno) dai bordi alti, al cui interno collocherete polpettine e brodo per poi rimetterla sul fuoco dolce, attendendo il bollore, per poi, senza mescolare, coprire uniformemente la superficie della teglia con la ricotta, lasciando ancora qualche minuto a bollire.
Al termine togliere la teglia dal fuoco per porla, per cinque minuti, inforno a 200°C.
Servire il tutto ben caldo.

Varianti e tradizioni

L’etimologia del piatto, abitualmente, viene fatta risalire a diverse ragioni. Per uno di questi lo U sciusceddu prenderebbe il nome dal latino“juscellum”, ossia zuppa. Altre interpretazioni, al contrario, lo legano, complice il fatto che il piatto viene solitamente servito bollente, al verbo siciliano  ”sciusciare”, soffiare per evitare sgradite ustioni.
D’altro canto, però, pur per analoga motivazione, secondo molti, al contrario, la sua origine deriverebbe dalla cucina francese, per cui  “sciusceddu” deriverebbe dal  francese “souffler”, soffiare o dal comune soufflè, come lascerebbe supporre le preparazioni che prevedono il montare degli albumi  a neve ben ferma, per ottenere, a cottura ultimata, una copertura gonfia e soffice.
Di un piatto tanto noto, naturalmente, esistono diverse tradizioni: oltre a quella, descritta, che lo vede ultimare in forno, una più prettamente messinese, invece, vede la cottura La prima, che è quella sopra suggerita, prevede che la cottura dello Sciusceddu completata sul fornello all’interno di un tegame.

Quanto alle preparazioni rivisitate, occorre sottolineare come in alcuni casi si preferisca realizzare una  zuppa a strati, che vede uno strato di polpettine ricoperte da brodo, seguito da un secondo di crema di ricotta (ottenuta sbattendo  con essa 5 uova intere, 100 g di parmigiano, prezzemolo tritato, sale e pepe. Per tanti strati quanti ottenibili dagli ingredienti.  Poi il tutto in forno, a 180-200°C, sino al momento in cui si formi una leggera crosticina.
Altre ricette, invece, vedono mettere le polpettine sul fondo di una teglia rotonda, per bagnarle con il brodo bollente e ricoprire il tutto con la crema di ricotta, ottenuta ,  amalgamando la ricotta, ricotta con 5 uova intere,  100 g di parmigiano, il trito di prezzemolo, sale e  pepe. Anche in questo caso poi la passata in forno, attorno ai 200°C, sino al formarsi di una crosticina dorata.

 

 

 
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